Vittorio Frau, scrittore sardo, ha vinto un premio letterario nazionale. I media sardi non se ne sono occupati. Pubblichiamo volentieri il messaggio che lo scrittore ci ha inviato

Buongiorno, mi chiamo Vittorio Frau, e scrivo da Cagliari. Non so se la notizia può essere interessante, ma vorrei segnalare che il 22 marzo ho vinto il primo premio per la sezione narrativa del concorso letterario nazionale dedicato al filosofo siciliano Fortunato Pasqualino recentemente scomparso( http://www.akkuaria.com/butera/index.htm) ,  con un racconto breve dal titolo “Gabriel e il mostro” (tra l’altro ambientato a Cagliari), che è risultato il più votato tra tutti quelli pervenuti sia dall’Italia che dall’estero.

La premiazione è avvenuta due giorni fa nella città natale del filosofo, Butera (CL), presso una gremita aula consiliare del Comune alla presenza delle autorità locali  e dei familiari di Pasqualino Fortunato. Il concorso ha avuto parecchio risalto nei media siciliani che hanno definito il mio racconto ” Opera dal sapore gucciniano sul dramma della depressione”. La parte conclusiva della premiazione è visibile qua:

Vittorio Frau
Via Roma 70 Cagliari
cell 3294249827
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Testamento biologico: si profila una buffonata all’italiana. Tu fai testamento ma non ha nessun valore: sarà il medico a decidere sulla tua vita

TESTAMENTO BIOLOGICO: , CALPESTATI DIRITTI SCRITTI NELLA CARTA

(ASCA) - Roma, 27 mar - ”Non ho voluto assistere a quel voto”. E’ con queste parole che il senatore e celebre oncologo Umberto Veronesi spiega a La Repubblica la sua protesta e il suo profondo, convinto dissenso con il ddl sul testamento biologico approvato ieri dal Senato. Spiega di ”non aver voluto assistere impotente alla celebrazione di una legge antidemocratica, antistorica e anticostituzionale, perche’ calpesta il diritto di decidere della propria vita” sancito dalla Costituzione.

Veronesi si dice ”deluso”. ”Ero entrato in Parlamento - spiega - convinto di poter dare il mio contributo anche in forza dell’esperienza di una vita trascorsa accanto a chi soffre e muore. Quando mi chiedono che rimango a fare al Senato, effettivamente, qualche dubbio mi viene. Ma conto di poter dare ancora qualche apporto”.

Sul voto al ddl Calabro’ Veronesi chiosa: ”Ci misuriamo con quella che Cavour 150 anni fa chiamava dittatura parlamentare”. Insomma il voto era totalmente ”blindato”, con una totale ”chiusura della maggioranza”.

Ma nonostante tutto Veronesi restera’ al gruppo Pd. Pur non essendo, spiega, ”iscritto ad alcun partito perhce’ la mia liberta’ di pensiero mi impedisce di esserlo”, il senatore restera’ nel Pd, ”almeno per adesso”.

Per quanto riguarda il futuro della legge sul testamento biologico, conclude Veronesi, ”penso che il presidente della Repubblica avra’ qualche dubbio sulla costituzionalita’ della norma” visto che ”li”autodeterminazione e’ alla base della Costituzione”. Per questo anche la Corte costituzionale potra’ avere dei rilievi da fare. Veronesi conclude quindi con un ”appello agli italiani: scrivete il vostro testamento biologico e depositatelo prima che questa legge lo vanifichi.

All’occorrenza un buon magistrato potra’ farlo valere”.

Commento

In Parlamento non c’è più il voto di coscienza. Tutti, deputati e senatori,  hanno consegnato la propria autonomia decisionale al partito  di appartenenza che li ha messi in lista e li ha fatti eleggere senza nemmeno un voto di preferenza.

Dunque  questi parlamentari sanno di dover rispondere, non agli elettori ma al partito . In queste condizioni l’ubbidienza è garantita. Nessuno rischia di non essre più candidato.

La conseguenza è che , quella che ci governa, con il beneplacito trasversale della destra e della sinistra, è una democrazia fasulla. Il potere non è nelle mani del popolo ma di tre o quattro capi di partito. A parole viene garantità la libertà di coscienza, ma nella realtà nessuno ha o avrà il coraggio di disubbidire. Si tratta di una poco lodevole mancanza di coraggio, ma così va il Mondo.

Cesare Corda

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Aig: manager rendono 50 mln di bonus

Soddisfatto il procuratore generale di New York Cuomo

(ANSA) - NEW YORK, 24 MAR - Restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig decidono di svuotare le tasche. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi piu’ sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig.Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager del colosso assicurativo.

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Riceviamo e pubblichiamo

CONTENZIONE PSICHIATRICA: PAZIENTI DI NOME, PRIGIONIERI DI FATTO

I manicomi sono stati aboliti trent’anni fa, ma ancora oggi dietro le porte dei servizi psichiatrici le persone che hanno un disturbo mentale sono spesso trattate come se non avessero gli stessi diritti degli altri cittadini, con metodi che farebbero giustamente scandalo persino se venissero attuati su pericolosi criminali o terroristi.

A volte bisogna arrivare al morto prima che la magistratura intervenga. Come successo di recente nel reparto psichiatrico dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Giuseppe Casu non voleva lasciare la sua bancarella abusiva vicino al Municipio e per questo ha subito un trattamento di sette giorni, dove è rimasto legato mani e piedi con cinghie e sedato con psicofarmaci. E’ morto per embolia, le indagini devono ora accertare se può esserci un collegamento con la contenzione eccessivamente lunga. [1]

In tre centri psichiatrici su quattro i ricoverati vengono legati ai letti; mille persone subiscono ogni giorno trattamenti dell’orrore, venendo immobilizzate in letti di contenzione per ricevere trattamenti farmacologici e “terapie iniettive”. [2][3] I servizi psichiatrici ospedalieri italiani (SPDC) sono molte volte a porte chiuse e dotati di sistemi di videosorveglianza; sui pazienti vengono praticati elettroshock, spesso con atti di violenza, calci o pugni. Numerose testimonianze raccolte da genitori disperati hanno confermato come tali violenze siano state praticate anche sui loro figli minori in reparti psichiatrici italiani. E’ una realtà a cui è difficile credere, ma che denuncia lo stesso Unasam, l’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale. [4]

Anche in altri stati si fa uso di “letti di contenzione” in cliniche per adulti o bambini e l’Unione Europea il 17 agosto 2004 ha condotto un’interrogazione parlamentare, che però non ha portato a sostanziali cambiamenti.

Questa pratica viola i diritti umani, degrada la persona e la emargina dalla società. In Italia non ci sono norme specifiche, ma gli abusi sono comunque soggetti al Codice Penale. L’articolo 605 stabilisce che “chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni”. L’articolo 571 disciplina l’abuso dei mezzi di correzione e disciplina. [5] Ma nonostante ciò il diritto alla libertà personale, come espresso dall’articolo 13 della Costituzione, è costantemente violato. I crimini non vengono sempre denunciati, perché l’accesso ai reparti psichiatrici non è consentito a chiunque e i pazienti sedati sono incapaci di reagire. Non si capisce come possano esserci pratiche medioevali, così brutali e alienanti, ancora largamente diffuse in reparti di ospedali pubblici e privati.

Promuovere buone pratiche assistenziali significa mettere in discussione prioritariamente la contenzione (cioè la pratica di legare le persone ai letti). La letteratura sull’argomento dimostra che le camicie di forza farmacologiche e fisiche coincidono sempre con un aumento delle infezioni e delle lesioni da decubito, determinando una rapida perdita di abilità e alienazione.

Questi abusi si verificano nei nostri ospedali quando la gente e la politica smettono di vigilare. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani esiste per denunciare alle Istituzioni tali abusi e informare i cittadini per sensibilizzarli sulle violazioni dei diritti umani perpetrati ai danni delle categorie più deboli e perché possano difendere i propri cari. A tal proposito, è possibile visitare una importante ed istruttiva mostra itinerante, organizzata dal CCDU, la prossima tappa sarà a Firenze dal 26 marzo al 9 aprile.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

Tel 02 36510685

Email ccdu.milano@ccdu.org

www.ccdu.org

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31 anni fa il rapimento di Aldo Moro

Aldo Moro rapito(Rai News24) Oggi è l’aniversario del rapimento di Aldo Moro che venne catturato il 16 marzo 1978, con un azione dove venne uccisa la sua scorta, ed ucciso il 9 maggio successivo da appartenenti al gruppo terrorista delle Brigate Rosse.

Moro era considerato un mediatore tenace e particolarmente abile nella gestione e nel coordinamento politico delle numerose “correnti” che agivano e si suddividevano il potere all’interno del suo partito.

Fu un convinto assertore della necessità di un centrosinistra, da raggiungersi in forma di coalizione politica. Per questa sua scelta politica fu osteggiato da più parti.

Aldo Moro era un cattolico molto credente e la sua grande fede in Dio si rispecchia nella sua vita politica. La sua intenzione dominante era di allargare la base democratica del sistema di governo, vale a dire che il vertice del potere esecutivo avrebbe dovuto rappresentare un numero più ampio di partiti e di elettori. Questo sarebbe stato possibile solo con un gioco di alleanze aventi come fulcro la Dc, seguendo così una linea politica secondo il principio di democrazia consociativa: esattamente ciò che Moro perseguiva con il “compromesso storico”, che prevedeva l’entrata al governo del Pci.

All’inizio del 1978 Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana fu l’esponente politico più importante fra coloro che ritennero percorribile una strada per un governo di “solidarietà nazionale”, che includesse anche il PCI nella maggioranza, sia pure senza fare entrare direttamente nel Governo dei ministri comunisti in una prima fase.

Il rapimento
Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Moro, dalla sua abitazione nel quartiere Monte Mario alla Camera dei Deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e Via Stresa. In pochi secondi, i terroristi uccisero i 5 uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.

Alla notizia del suo rapimento per mano delle Brigate Rosse, il Cardinale Giuseppe Siri a chi gli dava la notizia dirà: “Ha avuto ciò che si meritava”, frase che colpisce in un prete, soprattutto se si pensa che Siri fu più volte vicino all’essere eletto Papa.

Dopo una prigionia di 55 giorni nel covo di via Montalcini, il cadavere di Aldo Moro fu ritrovato il 9 maggio nel baule posteriore di una Renault 4 rossa a Roma, in via Caetani, emblematicamente vicina sia a Piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana), sia a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano).

La morte
Fu Papa Paolo VI ad officiare il rito funebre ufficiale per la scomparsa di Aldo Moro, amico di sempre e alleato. Non poche critiche vennero mosse al Pontefice per questo gesto che ha pochissimi eguali nella storia della Chiesa, ma Papa Montini non volle sentire ragioni. La cerimonia funebre venne celebrata senza il corpo dello statista per esplicito volere della famiglia, la quale ritenendo che lo stato italiano poco o nulla avesse fatto per salvare la vita di Moro, rifiutò il funerale pubblico ufficiale di stato, scegliendo di svolgere le esequie in forma privata.

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