In Italia cresce la voglia di car sharing

Tratto da OmniAuto.it

Il punto sulla situazione dal IV Forum Nazionale organizzato da ICS

Il car sharing o auto condivisa è una realtà ancora poco conosciuta, ma di cui probabilmente sentiremo parlare sempre più spesso. Si tratta di un abbonamento annuale ad un gestore con cui è possibile prenotare e prelevare da un parcheggio, accessibile 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno, un qualsiasi tipo di vettura, da un’utilitaria ad un furgone, di cui si paga solo l’effettivo utilizzo tramite tariffe orarie e chilometriche.

Attualmente all’estero è un servizio molto diffuso e in Italia, dove è nato qualche anno fa, sta crescendo rapidamente, anche grazie al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e all’interessamento del governo, che ieri ha presentato per la prima volta in Senato un disegno di legge per regolamentarlo.

IL CAR SHARING IN ITALIA
Il servizio di car sharing è attivo in 11 città italiane e 8 province e conta 12.544 abbonati (contro i 9.488 del 2007), che potrebbero essere verosimilmente 16.000 utenti, considerando che i dati sono stati calcolati solo in base al numero di contratti sottoscritti dai gestori. Le auto a disposizione sono 474 (nel 2007 erano 359) e le flotte più consistenti si trovano a Torino (100 veicoli), Genova (75) e Milano (70). I parcheggi sono in totale 316 e Torino è la città più fornita (70).
A scattare questa fotografia è stato il IV Forum Nazionale sul Car Sharing organizzato a Roma da Iniziativa Car Sharing (ICS), che ha stimato che nel corso del 2008 il car sharing in Italia è stato utilizzato per 6.284.435 Km e 819.288 ore con risparmi individuali fino a 2.000 euro ogni 10 mila Km percorsi con vantaggi collettivi anche per la circolazione e l’ambiente, grazie alle 7.400 auto in meno sulle strade.

CHI GUIDA CAR SHARING
L’automobilista che sceglie questo tipo di servizio è nella maggior parte dei casi un uomo (58%), adulto (il 60% ha tra i 35 e i 64 anni), istruito (52% laureati) e non autodipendente (52% non possiede auto). Il 41% ha l’abbonamento per il trasporto pubblico e il 65% utilizza i mezzi pubblici settimanalmente contro una media italiana del 12,8% (il 32% usa la bici). Da rilevare che il 17% di chi si abbona lo fa per convenienza e che l’auto in car sharing è utilizzata soprattutto per il tempo libero (57%) e per lo shopping o delle commissioni (39%).
Anche le aziende sono abbonate: il 92% sono private, piccole (l’80% ha meno di 15 dipendenti) e per il 40% non hanno auto di proprietà. Una stima interessante è che le auto aziendali percorrono in media 11.496 chilometri l’anno e che i costi sostenuti per l’auto sono in media di 1.697,8 euro. Va detto inoltre che dal 2006 la Coop ha sottoscritto un accordo con ICS, promosso dal ministero dell’Ambiente, e dopo due anni dall’attivazione sono circa 500 i soci che nelle città interessate usufruiscono del servizio e sono associati al circuito nazionale ICS (si tratta del 5% del totale soci car sharing).
Tra le nuove iniziative promosse da ICS è da segnalare l’attivazione di un servizio di auto condivisa per i diversamente abili a Genova e Parma e l’avvio in quest’ultima città di un servizio di car sharing dedicato a chi ha animali. “Cerchiamo di dare anche risposte diversificate ai nostri abbonati in base alle loro esigenze”, ci ha spiegato Marco Mastretta, direttore di ICS, che illustrato la ricerca di gradimento degli utenti.

IL GRADIMENTO DI CHI LO USA
Chi guida car sharing ha promosso ha pieni voti il servizio con una media del 7,7 su una scala da 1 a 10. Parma e Torino sono risultate le più soddisfatte con un 8,1, mentre sotto la media si sono collocate Firenze e Milano (7,5).
Dal Forum è tuttavia emerso il forte divario tra Nord e Sud, dove l’auto condivisa è una realtà praticata soltanto a Palermo, e la scarsa cultura che c’è ancora in Italia per questo tipo di mobilità. Il servizio è conosciuto per la maggior parte nelle città dove è già attivo, con punte a Genova (69%) e Modena (65%), mentre Roma è l’ultima in classifica (35%).
I lavori del IV Forum Nazionale sul Car Sharing sono stati chiusi da ICS con la premiazione degli abbonati più fedeli.

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Cagliari 1 Catania 0 .Il sogno verso l’Europa continua.

Si, la corsa verso la zona UEFA continua, ma che fatica.  Dopo 80 minuti di sofferenza ,di sterili attacchi che non avevano prodotto nemmeno un tiro nello specchio della porta avversaria , ci ha pensato Matri a ribadire in rete  una palla che gli era stata respinta , dopo un suo tentativo, da Bizzarri. Gli uomini di Zenca, ben disposti in campo, hanno  sistematicamente chiuso tutti gli spazi rendendo la vita difficile a Rober Acquafresca ed a Jeda, che non sono mai riusciti a liberarsi per il tiro. Acquafresca in particolare, è stato sempre anticipato, non ha  avuto un  solo guizzo vincente. Azzeccata la sua sostituzione con Matri che in popchi minuti ha risolto la partita. Discutibile la sostituzione di Cossu, fino ad allora , come spesso è accaduto, il  migliore in campo. Probabilmente è arrivato il momento di far partire come titolare Matri al posto di acquafresca. Mancano 8 partite  alla fine del campionato. Siamo settimi a pari punti , 45 ,con il Palermo e la Roma ci precede a 49. Noi incontremo la Roma in casa ed il Palermo fuori. Fino alla fine giocheremo  tre volte in casa e cinque in trasferta. Considerando che ultimamente facciamo più fatica in casa che  fuori, questo, paradossalmente , potrebbe essere un vantaggio . Insomma l’impresa di conquistare l’Europa non è facile , ma la sfida è entusiasmante, avvincente. Non è più un traguardo proibito. Si può continuarte a sognare. A questo punto, crederci è un dovere. Sta arrivando il caldo e le battaglie da combattere sono ancora molte. Se avremo la forza di soffrire e di sudare molto, potremmo prenotare i biglietti per una nuova avventura .

Cesare Corda

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Piano casa, arrivano le novità Berlusconi lancia le new town

Tratto da L’unione sarda
Il premier dopo l’intesa con le Regioni: “Possibilità per abitazioni mono o bifamiliari di costruire fino al 20% di volumetria in più”. Aiuti per le giovani coppie e l’effetto sull’economia del Paese: un’iniezione da 70 miliardi che vale 6 punti del Pil. E poi rilancia le “new town”

Silvio Berlusconi incassa il sì delle Regioni a quello che ribattezza “piano famiglie” e lancia un nuovo piano casa sulle new town. Dopo la serrata trattativa con gli enti locali, dunque, è arrivata l’intesa: un decreto legge che nei prossimi giorni sarà presentato e discusso con la Regioni. “L’accordo sul piano casa, ha detto il presidente del Consiglio, riporta all’idea originaria: le famiglie potranno aumentare del 20% la volumetria di una casa”.

EFFETTO PIL. “Voglio dire che se il 10% degli abitanti di abitazioni mono- bifamiliari usassero il piano avremmo un’immissione nell’economia di circa 60-70 miliardi di euro che vengono tolti dai depositi bancari. Si tratta di 4-6 punti del Pil”.

NEW TOWN. Il presidente del Consiglio rilancia poi l’idea di un nuovo “grande piano casa, massiccio» ed esaustivo”, tale da dare un’abitazione a “quelle famiglie che ancora non hanno casa o a chi si vuol fare una famiglia ma trova ostacolo negli acquisti e negli affitti” delle abitazioni. Berlusconi ribadisce l’obiettivo di “realizzare in ogni capoluogo di provincia un insediamento urbano tale da venire incontro alle esigenze di chi non ha una casa, specialmente quei giovani che iniziano a lavorare e che oggi non trovano case a costi contenuti. Il mio sogno, ha aggiunto Berlusconi, è vedere realizzazioni di assoluta avanguardia urbanistica, dove i bambini possano raggiungere campi gioco, scuole, chiese e parchi senza incontrare automobili”.

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La caccia è aperta …

Continua la caccia ai manager in Francia. I lavoratori della Caterpillar impediscono di uscire dai loro uffici ad alcuni dirigenti. Inizialmente erano quattro i manager “sequestrati”; in serata solo uno, il direttore del personale, è stato liberato per motivi di salute. I sindacati chiedono di riaprire le trattative arenatesi sulla decisione dell’azienda di licenziare 733 delle 2.500 persone che lavorano in Francia per la multinazionale statunitense leader nella costruzione di macchinari per il movimento terra. “Una scelta - sostengono i dirigenti - dettata dal calo delle vendite del 55%”.

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Spazio ospiti

REFERENDUM ELETTORALE: CI VOGLIONO PRENDERE PER IL “QUORUM”
di Massimo Fantola

In che data si svolgerà il referendum elettorale, previsto per la prossima primavera?
Una decisione guidata dal buon senso garantirebbe l’accorpamento del voto referendario a quello per le elezioni europee e per le amministrative.
Ma contro ogni logica, il governo pensa di disgiungere le due giornate elettorali e di indicare la data referendaria nella domenica successiva all “election day”, previsto per il 7 ed 8 giugno e che precede il ballottaggio.
Il motivo è semplice: “prendere per il quorum” gli italiani e scoraggiare la partecipazione al voto in modo da invalidarlo.
Poco importa che questa soluzione costi 400 milioni di E; quello che interessa alla partitocrazia nazionale è che venga difesa “la legge porcata”, quella con la quale sono stati “nominati” gli attuali parlamentari.
Che l’attuale legge elettorale sia una “porcata”non vi sono dubbi: ma se qualcuno non fosse convinto clicchi qui e senta il giudizio che della stessa ne ha dato il suo estensore, il ministro Calderoli.
Il referendum, che chiede una scelta chiaramente bipolare e maggioritaria, si articola in tre quesiti:
a. Premio di maggioranza alla lista più votata e soglie di sbarramento più alte alla Camera ed al senato
b. Divieto delle candidature multiple in più collegi elettorali.
Ma questo referendum, come capita sempre in quelli elettorali, come accadde allorquando, agli inizi degli anni novanta, introducemmo la preferenza unica per arrivare al collegio uninominale ed all’elezione diretta dei sindaci, ha una valenza assai più ampia.
Al suo esito è infatti legata l’ultima speranza di picconare una legge elettorale indifendibile per gli elettori ma congeniale alle logiche dei Palazzi romani.
Se, dunque, vogliamo cambiare questa legge elettorale dobbiamo fare in modo che il referendum raggiunga il quorum.
Serve perciò una grande mobilitazione che sappia opporsi a questa vera e propria truffa.
Per questo motivo anche in Sardegna, come avviene in tutte le regioni, i referendari sardi da oggi sono in campo.
Ci batteremo come siamo soliti fare predisponendo i gazebo nelle piazze e nelle strade di tutti i centri dell’isola per coinvolgere la pubblica opinione e chiedere a gran voce di dare, realmente ai cittadini la possibilità di esprimersi.
Nessuno di noi nega le difficoltà dell’impresa ma, come si dice in questi casi, venderemo cara la pelle.

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