Spazio ospite

REFERENDUM: “QUANDO LA BATTAGLIA SI FA DURA…”
di Massimo Fantola

Lo ha detto con chiarezza Fini: “E’ un peccato che per la paura di pochi il governo rinunci a tenere il referendum il 7 giugno, spendendo centinaia di milioni di euro che potrebbero essere risparmiati.”
Il referendum riguarda l’abrogazione della “porcata” ovvero l’attuale legge elettorale, quella che permette di avere in Parlamento deputati e senatori “nominati” ma non eletti dai cittadini, quella rende possibile ai vertici dei partiti di candidarsi in tutti i collegi elettorali,quella che non consente al nostro paese di avere un sistema chiaramente bipolare, nel quale i cittadini eleggono direttamente il proprio governo.
Le centinaia di milioni di euro corrispondono al costo che lo Stato deve sopportare per lo svolgimento del referendum e che sarebbero state risparmiate se vi fosse stato l’accorpamento tra questa competizione e quella per le europee.
I pochi sono i leghisti che, incuranti di dilapidare risorse così utili per la nostra economia e così necessarie per aiutare l’Abruzzo, hanno una paura da matti di perdere il loro potere di interdizione su una maggioranza che, con l’attuale legge, non può fare a meno di loro.
Peccato!
Non posso dire di avere creduto nell’election day, ma ci avevo sperato: avremmo avuto la certezza del raggiungimento del quorum e della vittoria.
Ora tutto si fa più complicato: chiamare a votare i cittadini il 14 o il 21 giugno, in estate a ridosso delle europee, sarà più duro. D’altra parte sappiamo bene che se non si recherà alle urne il 50% del corpo elettorale, saremmo condannati per l’eternità alla “porcata”.
Ma ce la possiamo fare!
Un detto popolare dice: “quando la battaglia si fa dura, i duri cominciano a giocare!”
E noi, spesso accusati di non esserlo abbastanza negli scontri di palazzo, quelli che hanno per bottino assessorati ed enti e nei quali i trabocchetti hanno il sopravento sulle ragioni, dobbiamo dimostrare di saper mettere cuore ed anima in questa battaglia.
E lo dobbiamo fare con tutta la durezza di cui siamo capaci, sapendo che si tratta di uno scontro ideale, alla conclusione del quale al vincitore non verrà riconosciuto nemmeno un premio di consolazione.
Certo, probabilmente, non saremo da soli a buttarci nella mischia. Spero che avremo accanto i tanti amici di quello schieramento trasversale che va dal Pdl al Pd, che, due anni fa, hanno condiviso l’iniziativa.
Ma i nostri avversari, palesi e occulti, devono avere ben chiaro da oggi che, da soli o in compagnia, noi siamo in campo.

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«Ci sembrava d’essere in guerra»

di Diego Pistacchi de il Giornale

Non si sente un eroe. Non gli era mai capitata un’avventura simile in tanti anni di comando. Ma in quei momenti ha mantenuto un sangue freddo incredibile. Ciro Pinto, il comandante della Melody, ritrova la forza di raccontare quei minuti di assedio solo a distanza di ore. «Mi sembrava di essere in guerra», è la prima frase che trova per riassumere la serata da incubo. «Non ho subito sentito sparare, non ero sul ponte di comando quando la vedetta ha avvistato il gommone, sono corso su appena ho capito che stava accadendo qualcosa», spiega raccontando che l’equipaggio non si basa solo sugli strumenti. «Un gommone come quello che ci ha attaccato non sarebbe stato rilevato - continua -. Abbiamo sempre qualcuno che controlla a vista». Ovviamente la barca dei pirati è stata notata solo quando c’era poco tempo prima del tentativo di abbordaggio. Pochi istanti, in cui però il comandante Pinto è riuscito a evitare l’assalto dei pirati.
Sembrava una serata tranquilla. «Sappiamo dell’esistenza di questi pirati, ma l’area in cui ci trovavamo non era considerata a rischio - ricorda il responsabile della Melody -. A bordo c’erano diverse attività di intrattenimento. C’era un concerto all’aperto». Il primo pensiero è stato quello di mettere in salvo i passeggeri. «Tutti sono stati accompagnati nelle cabine, abbiamo chiesto di chiudere le loro casseforti e di attendere una mia nuova comunicazione prima di uscire - prosegue il racconto di Ciro Pinto -. È andata bene, anche per i passeggeri è stata una brutta esperienza, ma l’importante è che non ci siano stati feriti. Nessuno si è fatto male».
Le luci sono state spente per impedire ai pirati di avere punti di riferimento. «Ma sono rimaste accese tutte le luci interne, non visibili attraverso gli oblò, per evitare problemi ai passeggeri», precisa il comandante.
Poi c’è stata tutta la fase di reazione all’attacco. Con l’acqua sparata contro la scaletta di alluminio, le manovre per impedire al gommone di accostare, le ripetute virate per rendere pericolosa ogni azione troppo ravvicinata. E i colpi di pistola. Ma Pinto preferisce guardare oltre la terribile esperienza. E il pomeriggio successivo alla grande paura ha solo un pensiero in testa: «È andato tutto per il meglio, abbiamo ripreso la crociera e la normale vita di bordo. Ora i passeggeri sono in piscina, si sentono tranquilli. Abbiamo solo quattro ore di ritardo sulla tabella di marcia, qualche segno di proiettile sulla fiancata e su una scialuppa».
Per aver vissuto una mezz’ora «come in guerra» Ciro Pinto è decisamente sollevato. Anche perché dalla Msc, la compagnia di navigazione armatrice della Melody, arrivano solo complimenti. «Ha eseguito alla perfezione le procedure, ha facilitato il buon esito della situazione - fa notare Domenico Pellegrino, direttore generale della Msc -. Ora la nave sta seguendo un itinerario di sicurezza, sotto il coordinamento del comitato interforze di Dubai». Poi le parole dell’armatore, Gianluigi Aponte: «Siamo molto orgogliosi. Il nostro equipaggio ha dimostrato di saper gestire prontamente l’emergenza. Anche in una situazione così critica il personale di terra e di bordo ha dimostrato grande professionalità ed estrema lucidità».

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Cagliari 2 Napoli 0. I rossoblu sprecano tante ghiotte occasioni, ma portano a casa tre punti preziosi per restare in corsa per la UEFA


Il Cagliari c’è, è vivo  e continua ad essere competitivo ad alti livelli. Nonostante  sei assenze importanti, a partire da quelle di Conti e Lopez, i ragazzi di Allegri hanno tenuto il campo per lunghi tratti della gara. Matri e compagni hanno commesso il solito errore di sbagliare goals già  fatti,con i quali si sarebbe dovuto chiudere la partita, con un risultato rotondo, fin dal primo tempo. Invece si deve ringraziare Marchetti che in pieno recupero, sull’1-0, ha neutralizzato un tiro ravvicinato di Lavezzi che sembrava destinato al gol. Poi il raddoppio di Lazzari, in contropiede, ha definitivamente chiuso  l’incontro. Sarebbe sbagliato pensare che la forza del Cagliari sia stata diretta conseguenza della debolezza del Napoli, perchè non è così . Gli azzuri si sono battuti con determinazione correndo con il coltello tra i denti su ogni palla. Hamsik, Zalayeta, Lavezzi, con Mannini, Vitale e Pazienza  che spingevano sulle fasce, si sono buttati all’arrembaggio dell’area cagliaritana, ma sono stati ferrmati dal muro della nostra difesa che , da Astori a Matheu, a Pisano a Bianco, ma sopratutto  un grande Marchetti, sono stati insuperabili , con i cursori di fascia , Matheu e Pisano sempre presenti nele ripartenze.

Insomma, ancora una volta ha vinto il gruppo, ha vinto la filosofia di un gioco votato ad offendere, facendo pressing alto  per togliere l’iniziativa all’avversario e   pungendo con improvvisi affondo. Superba , come spesso è accaduto, la prova di Cossu, ma grande prestazione anche di  Jeda e Matri .Meriterebbero tutti d essere citati tra i baravi, perchè l’impegno di tutti è stato ammirevole .Il compito che li aspetta è difficile. Mancano sei partite alla fine  e solo per due volte giocheranno in casa. Però il Cagliari  in trasferta ha fatto partite straordinarie, dunque  quste quattro ” battaglie” fuori potrebbero  essere , paradossalmente un vantaggio. Ma il segreto per raggiungere il traguardo dell’Europa è battere le dirette concorrenti che sono Roma e Palermo. Se centreremo questo risultato avremo un piede e mezzo in UEFA.

Cesare Corda

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Spazio ospite

NON VOGLIAMO PERDERE LA FACCIA
di Massimo Fantola

Preferire attendere ancora qualche tempo, ma credo di non potermi esimere da un commento sulla Legislatura regionale che sta muovendo i suoi primi passi.
Il Presidente, infatti, ha nominato la sua giunta e gli ottanta neo consiglieri regionali hanno rianimato il palazzo di via Roma.
A chi mi chiede un giudizio “a caldo” sul nuovo esecutivo, rispondo che non sono in grado di valutarne la forza e l’autorevolezza: non conosco la maggior parte dei nuovi assessori ed è troppo presto per comprendere il grado di coesione che li lega.
Mi fido, però, della capacità e dell’intuito del Presidente Cappellacci e ritengo che abbia ben soppesato le proprie scelte.
Certo non sono soddisfatto dello scarso peso che è stato dato a noi Riformatori, del tutto squilibrato rispetto al nostro risultato elettorale e al ruolo che abbiamo nella politica regionale.
Ma questo è un altro discorso, tutto sommato quasi irrilevante di fronte allo “tsunami” economico che sta sconvolgendo la nostra isola e all’impegno che tutta la coalizione ha sostenuto in campagna elettorale: rivoltare la regione come un calzino e darle una vera prospettiva di crescita.
Dopo le grandi speranze e le cocenti delusioni suscitate nei quattro anni e mezzo dalla giunta Soru sembrava impossibile che l’opinione pubblica potesse entusiasmarsi per un nuovo idea di Sardegna.
Ma il miracolo è avvenuto ed i risultati elettorali ne sono la testimonianza.
Sarebbe, però, un errore madornale non tener presente che quelle stesse attese che ci hanno concesso di vincere ora ci inchiodano alla coerenza.
Non potremmo nemmeno accampare scuse: vantiamo una maggioranza schiacciante in Consiglio e l’opposizione, ancora dilaniata dalla contrapposizione armata tra soriani ed antisoriani, dovrà, per qualche tempo, leccarsi le ferite.
Nessuna forza politica potrà nemmeno nascondersi dietro le eventuali debolezze e contraddizioni degli alleati.
Nel programma di governo sta l’impegno preso da tutta la coalizione ma che vincola anche singolarmente ciascun partito.
Noi Riformatori ne abbiamo piena coscienza: perciò non ci basterà essere conseguenti con le cose dette in campagna elettorale, pretenderemo che tutto il Centro Destra lo sia.
Su quel programma ci abbiamo messo la faccia e non intendiamo certamente perderla ne per responsabilità nostra ne per responsabilità di altri.

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In Italia cresce la voglia di car sharing

Tratto da OmniAuto.it

Il punto sulla situazione dal IV Forum Nazionale organizzato da ICS

Il car sharing o auto condivisa è una realtà ancora poco conosciuta, ma di cui probabilmente sentiremo parlare sempre più spesso. Si tratta di un abbonamento annuale ad un gestore con cui è possibile prenotare e prelevare da un parcheggio, accessibile 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno, un qualsiasi tipo di vettura, da un’utilitaria ad un furgone, di cui si paga solo l’effettivo utilizzo tramite tariffe orarie e chilometriche.

Attualmente all’estero è un servizio molto diffuso e in Italia, dove è nato qualche anno fa, sta crescendo rapidamente, anche grazie al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e all’interessamento del governo, che ieri ha presentato per la prima volta in Senato un disegno di legge per regolamentarlo.

IL CAR SHARING IN ITALIA
Il servizio di car sharing è attivo in 11 città italiane e 8 province e conta 12.544 abbonati (contro i 9.488 del 2007), che potrebbero essere verosimilmente 16.000 utenti, considerando che i dati sono stati calcolati solo in base al numero di contratti sottoscritti dai gestori. Le auto a disposizione sono 474 (nel 2007 erano 359) e le flotte più consistenti si trovano a Torino (100 veicoli), Genova (75) e Milano (70). I parcheggi sono in totale 316 e Torino è la città più fornita (70).
A scattare questa fotografia è stato il IV Forum Nazionale sul Car Sharing organizzato a Roma da Iniziativa Car Sharing (ICS), che ha stimato che nel corso del 2008 il car sharing in Italia è stato utilizzato per 6.284.435 Km e 819.288 ore con risparmi individuali fino a 2.000 euro ogni 10 mila Km percorsi con vantaggi collettivi anche per la circolazione e l’ambiente, grazie alle 7.400 auto in meno sulle strade.

CHI GUIDA CAR SHARING
L’automobilista che sceglie questo tipo di servizio è nella maggior parte dei casi un uomo (58%), adulto (il 60% ha tra i 35 e i 64 anni), istruito (52% laureati) e non autodipendente (52% non possiede auto). Il 41% ha l’abbonamento per il trasporto pubblico e il 65% utilizza i mezzi pubblici settimanalmente contro una media italiana del 12,8% (il 32% usa la bici). Da rilevare che il 17% di chi si abbona lo fa per convenienza e che l’auto in car sharing è utilizzata soprattutto per il tempo libero (57%) e per lo shopping o delle commissioni (39%).
Anche le aziende sono abbonate: il 92% sono private, piccole (l’80% ha meno di 15 dipendenti) e per il 40% non hanno auto di proprietà. Una stima interessante è che le auto aziendali percorrono in media 11.496 chilometri l’anno e che i costi sostenuti per l’auto sono in media di 1.697,8 euro. Va detto inoltre che dal 2006 la Coop ha sottoscritto un accordo con ICS, promosso dal ministero dell’Ambiente, e dopo due anni dall’attivazione sono circa 500 i soci che nelle città interessate usufruiscono del servizio e sono associati al circuito nazionale ICS (si tratta del 5% del totale soci car sharing).
Tra le nuove iniziative promosse da ICS è da segnalare l’attivazione di un servizio di auto condivisa per i diversamente abili a Genova e Parma e l’avvio in quest’ultima città di un servizio di car sharing dedicato a chi ha animali. “Cerchiamo di dare anche risposte diversificate ai nostri abbonati in base alle loro esigenze”, ci ha spiegato Marco Mastretta, direttore di ICS, che illustrato la ricerca di gradimento degli utenti.

IL GRADIMENTO DI CHI LO USA
Chi guida car sharing ha promosso ha pieni voti il servizio con una media del 7,7 su una scala da 1 a 10. Parma e Torino sono risultate le più soddisfatte con un 8,1, mentre sotto la media si sono collocate Firenze e Milano (7,5).
Dal Forum è tuttavia emerso il forte divario tra Nord e Sud, dove l’auto condivisa è una realtà praticata soltanto a Palermo, e la scarsa cultura che c’è ancora in Italia per questo tipo di mobilità. Il servizio è conosciuto per la maggior parte nelle città dove è già attivo, con punte a Genova (69%) e Modena (65%), mentre Roma è l’ultima in classifica (35%).
I lavori del IV Forum Nazionale sul Car Sharing sono stati chiusi da ICS con la premiazione degli abbonati più fedeli.

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