novembre 20, 2008

Alluvione, giallo sui rimborsi trecento famiglie senza fondi

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IL SARDEGNA

La Regione ha accolto solo 584 delle 918 domande di risarcimento per i danni ai beni mobili
Perché alcuni alluvionati del Comune di Capoterra hanno diritto ai rimborsi della Regione, e altri no? Ancora non è chiaro. Non se lo spiegano i 334 su 918 (sono numeri forniti dall’info point di Rio San Girolamo) che hanno chiesto il risarcimento e non hanno preso un centesimo degli oltre sei milioni di euro stanzia ti dalla Regione. Quasi una beffa per loro, viste le 35 (fino a ieri) denunce per autocertificazioni gonfiate, cinque delle quali hanno portato nei giorni scorsi all ‘arres to di cinque persone. Non è chiaro neanche al sindaco di Capoterra, Giorgio Ma rongiu, che sui mancati rimborsi proprio ieri ha chiesto delucidazioni alla Giunta regionale, «perché molti dei 300 e più che non hanno avuto risposta, si stanno rivolgendo a me. E io – dice – non conosco i criteri che hanno determinato la selezione».
Anche se fa delle ipotesi: «F orse dall’elenco dei beni mobili rimborsabili sono state elimina te le autovetture. E molti dei 334 hanno chiesto un indennizzo propri o per l ‘auto distrutta». Eppure, all’inizio, la Giunta non era rimasta insensibile allo spettacolo di macchine sballottate qua e là dal nubifragio del 22 ottobre. Tant’è che in una nota del sito della Regione, datata 11 novembre, c’era scritto che «dal 13 novembre, 600 fami – glie» avrebbero ricevuto «un contributo (che varia tra i 2.800 e i 15mila euro) per i danni subiti dai beni mobili indispensabili e dalle autovetture». Nel frattempo però qualcosa dev’essere cambia to. Perché chi ha perso l’auto si è dovuto arrangiare. Anche gli stessi risarciti. «Vivo su due piani, mi hanno dato 10mila euro per i danni al piano terr a e li dovrò usare per riacquistare un’auto», spiega davanti alla sua casa in via Ma drid a Rio San Girolamo, Giovanni M., pensionato (uno dei 584 risarciti).
Per sua figlia Ma ria la macchina è addirittura fondamentale: «Come fanno a dirmi che non è un bene necessario ? Ho ripreso a lavorare (all’Auchan di Santa Gilla) e ho bisogno della macchina». E i 334 non risarciti? Cosa faranno? «Molti hanno chiesto una copia del modulo compilato – dice Angela dell’info point di Rio San Girolamo – forse ci sono imprecisioni e la Regione non ha pagato per questo». «Altri far anno ricorso».

novembre 20, 2008

Alluvione, giallo sui rimborsi trecento famiglie senza fondi

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IL SARDEGNA

La Regione ha accolto solo 584 delle 918 domande di risarcimento per i danni ai beni mobili
Perch alcuni alluvionati del Comune di Capoterra hanno diritto ai rimborsi della Regione, e altri no? Ancora non chiaro. Non se lo spiegano i 334 su 918 (sono numeri forniti dall’info point di Rio San Girolamo) che hanno chiesto il risarcimento e non hanno preso un centesimo degli oltre sei milioni di euro stanzia ti dalla Regione. Quasi una beffa per loro, viste le 35 (fino a ieri) denunce per autocertificazioni gonfiate, cinque delle quali hanno portato nei giorni scorsi all ‘arres to di cinque persone. Non chiaro neanche al sindaco di Capoterra, Giorgio Ma rongiu, che sui mancati rimborsi proprio ieri ha chiesto delucidazioni alla Giunta regionale, perch molti dei 300 e pi che non hanno avuto risposta, si stanno rivolgendo a me. E io – dice – non conosco i criteri che hanno determinato la selezione.
Anche se fa delle ipotesi: F orse dall’elenco dei beni mobili rimborsabili sono state elimina te le autovetture. E molti dei 334 hanno chiesto un indennizzo propri o per l ‘auto distrutta. Eppure, all’inizio, la Giunta non era rimasta insensibile allo spettacolo di macchine sballottate qua e l dal nubifragio del 22 ottobre. Tant’ che in una nota del sito della Regione, datata 11 novembre, c’era scritto che dal 13 novembre, 600 fami – glie avrebbero ricevuto un contributo (che varia tra i 2.800 e i 15mila euro) per i danni subiti dai beni mobili indispensabili e dalle autovetture. Nel frattempo per qualcosa dev’essere cambia to. Perch chi ha perso l’auto si dovuto arrangiare. Anche gli stessi risarciti. Vivo su due piani, mi hanno dato 10mila euro per i danni al piano terr a e li dovr usare per riacquistare un’auto, spiega davanti alla sua casa in via Ma drid a Rio San Girolamo, Giovanni M., pensionato (uno dei 584 risarciti).
Per sua figlia Ma ria la macchina addirittura fondamentale: Come fanno a dirmi che non un bene necessario ? Ho ripreso a lavorare (all’Auchan di Santa Gilla) e ho bisogno della macchina. E i 334 non risarciti? Cosa faranno? Molti hanno chiesto una copia del modulo compilato – dice Angela dell’info point di Rio San Girolamo – forse ci sono imprecisioni e la Regione non ha pagato per questo. Altri far anno ricorso.

novembre 19, 2008

Berlusconi: mai incontrato Villari

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Rainews24 “Non ho mai incontrato Villari. Non ho mai chiesto un appuntamento con l’onorevole Orlando. Mi era stato proposto da un deputato di Forza Italia, ma io ho rifiutato. Infine: e’ vero che nel 1994 ho chiesto di incontare Di Pietro perche’ volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l’ho saputo ho subito cambiato idea”.

Il premier Silvio Berlusconi, intervenendo in diretta telefonica a Ballaro’, risponde alle accuse lanciate da Antonio Di Pietro che, in un video lo ha accusato di aver corrotto Villari nella vicenda della presidenza di vigilanza Rai. “Invito Di Pietro ad andare dai magistrati e denunciarmi – aggiunge Berlusconi – altrimenti lo denuncero’ io per calunnia”.

novembre 18, 2008

«Frodi sul web in agguato»

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LA NUOVA SARDEGNA –
L’esperto: attenti alle mail, spesso nascondono raggiri
di Andrea Massidda

Se prende di mira un’azienda, pubblica o privata che sia, ne carpisce per via telematica i segreti commerciali e poi li rivende al miglior offerente. Se invece il suo obiettivo siamo noi, cittadini più o meno digitalizzati che usiamo la posta elettronica e navighiamo su Internet, bene che ci vada ci ritroviamo con il conto in banca prosciugato. L’hacker è il nemico numero uno di quest’era ipertecnologica. Agisce subdolamente nella Rete, approfitta della nostra ingenuità e soprattutto non fa sconti a nessuno. Anzi, secondo gli esperti, ora che il mondo manageriale è corso ai ripari dotandosi di sofisticati sistemi di protezione, la vittima predestinata della pirateria online è proprio l’utente che abbocca a qualche e-mail di dubbia provenienza. «Di fatto – spiega Stefano Zanero, 28 anni, docente di Sicurezza delle applicazioni informatiche al Politecnico di Milano – il web rispecchia sempre di più la realtà fisica, dove ci sono pochi ladri che svaligiano i caveau delle banche, mentre ci sono tantissimi truffatori che vanno a truffare le vecchiette con le finte bollette dell’Enel».

Di frodi telematiche e di come difendersi da chi le mette in atto si è parlato nei giorni scorsi al Parco tecnologico di Pula, dove Sardegna ricerche ha organizzato la «Giornata della sicurezza informatica», con gli interventi di esperti giunti da tutta Italia. Tra questi, appunto, quello del ricercatore Stefano Zanero, utile a chiarire nel concreto come agisce la criminalità informatizzata. «Di solito – continua Zanero – i truffatori online giocano sulla nostra buonafede mandando nella posta elettronica e-mail con la carta intestata della nostra banca o di qualche istituzione, magari della polizia». Obiettivo? Impossessarsi dei nostri dati personali o i codici di accesso alle carte di credito e così via. L’unica precauzione che possiamo prendere per difenderci da questo fenomeno detto fishing è quello di cancellare immediatamente qualsiasi e-mail di dubbia provenienza. «Intanto – spiega ancora l’esperto – bisogna tener conto che in generale questi messaggi sono scritti in inglese o in un italiano molto approssimativo. Eppoi nessuna banca, le Poste e ancor meno le istituzioni di pubblica sicurezza ci manderebbero mai un’e-mail che ci richiede dati. Lettere di questo tipo sono sempre una truffa». Almeno in Italia, tuttavia, le cose non vanno molto meglio per quanto riguarda le aziende. «Soltanto ora, e molto timidamente – aggiunge Zanero – si sta cominciando a intuire il pericolo. O meglio, razionalmente il rischio di non essere protetti si capisce molto bene, ma purtroppo nelle imprese medio-piccole, che poi sono l’ossatura del nostro sistema economico, le decisioni vengono adottate sulla base delle percezioni profonde. Per usare un termine preso in prestito dal libro “1984” di Orwell le aziende italiane ancora non “panciasentono” il pericolo».