dicembre 1, 2013

Benvenuto Mister Parkinson “Così ho zittito il Mostro”

By admin
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Cesare Corda ex giornalista Mediaset colpito dal Morbo di Parkinson,
dopo 4 anni di dure battaglie mette in fuga il Mostro
Così ho zittito Mister Parkinson (Acquista il libro qui)

Martedì 3 dicembre ore 11 presso il centro bibliografico dell’Ospedale Brotzu di Cagliari
Conferenza Stampa con Cesare Corda: con  il direttore, generale dottor Antonio Garau, con il direttore Sanitario dottor Remigio Carlo Puddu ,con il direttore amministrativo dottor Attilio Murru,  con il  primario di Neurologia dottor Maurizio  Melis e con il dottor Giovanni Cossu, responsabile del centro Parkinson dell’ Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari, dove sono in cura con altri mille pazienti.

Il 14 aprile del 1999, prima della mia elezione nel Consiglio Regionale, andò in onda nel TG5 il mio ultimo servizio. Erano trascorsi 12 anni dall’inizio della mia intensa collaborazione che iniziai come inviato per TVTV , una trasmissione di reportages dal mondo, su canale 5, diretta e condotta da Arrigo Levi. Complessivamente, come inviato e corrispondente dalla Sardegna realizzai per le tre reti  e per Italia 1 sport, circa mille servizi.
Ma venivo da 14 anni di gavetta a Radiolina,come radiocronista, Videolina, Tutto Quotidiano e Sardegna 1.

Ancora pochi anni e le mie mani iniziarono a tremare, ero scoordinato nei movimenti, avevo difficoltà a camminare. Preso da una grande debolezza facevo fatica anche  a salire un gradino. Mi si contraevano i muscoli dai piedi alla schiena ed al collo, provocandomi una disabilitante rigidità.
Il viso divenne sempre più inespressivo. La mancanza di coordinazione mi mandava in confusione.  Nelle scale, quando sbagliavo gradino cadevo come un sacco di patate. Per fortuna me la sono sempre cavata con qualche ammaccatura. Iniziavo a biascicare le parole ed a perdere bava dall’angolo della bocca. Durante la notte il mio sonno era popolato da mostri, serpenti, assassini.

A volte , mi diceva mia moglie, diventavo come una furia e spesso fuggiva dal letto per evitare i colpi. Mi si gonfiarono i piedi e le caviglie.  Iniziai a dormire con i piedi in alto. Avevo degli scatti improvvisi incontrollabili.

Non ero più padrone del mio corpo. Iniziarono ad arrivare dei fulminanti colpi di sonno. A cento all’ora, in viale Poetto abbattei un palo della luce. Mi vergognavo e cercavo di nascondere la malattia.
Ma un amico medico, il dottor Paolo Putzu, mi convinse a fare dei controlli. Risultato, Morbo di Parkinson. Iniziai subito la terapia farmacologica. Dopo lo scoramento iniziale, la reazione, la voglia di non arrendermi. Ma battersi contro un avversario invisibile, impalpabile inimmaginabile, era difficile.

Avevo studiato il comportamento della bestia, le strategie, la temporalità , la ferocia dei suoi attacchi. Basandomi sul suo comportamento, lo immaginai come un folletto magrissimo, con gli occhi piccoli e feroci, denti sporgenti ed insanguinati, pelle biancastra ricoperta da una peluria rossiccia e per voce, un grugnito raggelante.
Gli detti il nome di Mister Parkinson. Il destino con me  era stato benevolo. Mia moglie mi fece diventare padre per la quarta volta regalandomi due gemelline che ora hanno 5 anni. Sono state una straordinaria iniezione di vita.Per cercare il coraggio di affrontare questo nemico, vagai  nei ricordi mi ritrovai bambino in un piccolo paese del sulcis Iglesiente.
Eravamo 11 figli, io ultimo arrivato, come miei fratelli, soffrivo la fame, ero scalzo: ebbi le prime scarpe, di sughero, all’età di  otto anni. Nelle strade di quel paese scoprii l’amicizia, la lealtà, l’onestà, il coraggio. Insomma imparai a diventare uomo.

Sono proprio una persona fortunata. Grazie al Parkinson ho potuto riprendere l’attività giornalistica avendo il privilegio di fare un reportage dall’interno di una delle malattie più invalidanti che ci siano. Ho potuto raccontare di questo folletto spietato, dei devastanti attacchi , delle sue strategie, della sofferenza, della paura, dei momenti di sconforto che ho sempre cercato di nascondere sotto l’ombrello dell’ottimismo. Ma anche della speranza o forse dell’illusione di sconfiggere un nemico mortale. Ho scritto un libro dal titolo ”Benvenuto Mister Parkinson”. Scriverlo mi ha aiutato a sopportare meglio la malattia.

Mi ha consentito di avere un ruolo diverso da quello di vittima. Mi sono sentito controparte di un avversario infido e malefico, attribuendomi il diritto di contrastarlo
quasi da pari grado, con pari dignità. Ho vissuto momenti di panico e anche di scoramento, ma almeno per il momento li ho superati.

Dopo  quattro anni e mezzo di durissime battaglie, supportate da una corretta terapia farmacologica, dalla forza di volontà,  dalla capacità di soffrire, dall’ottimismo ,dall’attività sportiva che ho ripreso per gradi, ma soprattutto aiutato  dalla mia famiglia ,dagli amici che non mi hanno lasciato solo, ma un grazie speciale lo devo a Cesarino, quel bambino cresciuto con i piedi scalzi in un paesino del Sulcis Iglesiente che nei momenti di sconforto mi ha dato la forza di non soccombere.

Così ho vinto la battaglia contro il mostro. I medici che mi hanno in cura sono sbalorditi, anche se si guardano bene dal pronunciare la parola guarigione. Quando ci saranno mille casi come il mio, la scienza ufficiale ne darà conto. Una cautela più che corretta.

Ma io non ho più nulla sono più forte di quando ero sano, gioco a tennis quattro volte alla settimana, ho superato perfino il test per l’attività agonistica. I medici ritengono questo mio esempio sarà di grande aiuto per migliaia di persone che soffrono e si sono arrese.
Per questo ho deciso di rendere pubblica la mia malattia. Per questo mi  hanno chiesto di presentare il libro nella sala convegni dell’azienda ospedaliera  Brotzu di Cagliari, il più grande ospedale pubblico della Sardegna, dove siamo  in cura più di mille malati di Parkinson.
Attraverso una corretta terapia farmacologica, per alcune forme, è possibile rallentare l’invasività del morbo. A me è riuscita l’impresa di far regredire tutti i sintomi. E’ un risultato straordinario che dà speranza a chi è arreso e spesso è allettato in attesa della morte. I malati in Italia sono più di 250 mila.
Spero che questo mio non arrendermi possa essere un esempio positivo per tanta gente che si è lasciata andare. Me lo auguro con tutto il cuore. Ho l’intima speranza che in molti scenderanno  dal letto e troveranno la forza di combattere. Ma vorrei che questo mio ottimismo non illudesse nessuno. Quella che racconto nel libro , con la delicatezza che merita un argomento così importante, è la mia storia, è la cronaca rigorosa di quattro anni della mia vita vissuti all’interno del Parkinson.
Non è detto che altri che dovessero seguire il mio esempio, potranno trovare lo stesso giovamento. Lungi da me l’idea di dare suggerimenti a chi sta soffrendo. Questo è compito dei medici, non di un giornalista fortunato che ha potuto raccontare questa storia dall’interno di questo male, vincendo una drammatica battaglia per la vita.
Cari colleghi, affido a voi questo mio messaggio, alla vostra sensibilità. Sono certo che saprete valutare quale importanza possa avere, per centinaia di migliaia  di  malati, la notizia che combattendo si può vincere, si può rendere questo bestione, inoffensivo. Non vado cercando gloria, ho 74 anni e sono sinceramente appagato e felice delle cose che ho fatto.
Questo mio racconto” Benvenuto Mister Parkinson” è l’ultimo reportage della mia vita. Spero che possa aiutare tanta gente che soffre, si è arresa e spesso aspetta la morte come una liberazione.
Cesare Corda
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