REFERENDUM ELETTORALE: CI VOGLIONO PRENDERE PER IL “QUORUM”
di Massimo Fantola
In che data si svolgerà il referendum elettorale, previsto per la prossima primavera?
Una decisione guidata dal buon senso garantirebbe l’accorpamento del voto referendario a quello per le elezioni europee e per le amministrative.
Ma contro ogni logica, il governo pensa di disgiungere le due giornate elettorali e di indicare la data referendaria nella domenica successiva all “election day”, previsto per il 7 ed 8 giugno e che precede il ballottaggio.
Il motivo è semplice: “prendere per il quorum” gli italiani e scoraggiare la partecipazione al voto in modo da invalidarlo.
Poco importa che questa soluzione costi 400 milioni di E; quello che interessa alla partitocrazia nazionale è che venga difesa “la legge porcata”, quella con la quale sono stati “nominati” gli attuali parlamentari.
Che l’attuale legge elettorale sia una “porcata”non vi sono dubbi: ma se qualcuno non fosse convinto clicchi qui e senta il giudizio che della stessa ne ha dato il suo estensore, il ministro Calderoli.
Il referendum, che chiede una scelta chiaramente bipolare e maggioritaria, si articola in tre quesiti:
a. Premio di maggioranza alla lista più votata e soglie di sbarramento più alte alla Camera ed al senato
b. Divieto delle candidature multiple in più collegi elettorali.
Ma questo referendum, come capita sempre in quelli elettorali, come accadde allorquando, agli inizi degli anni novanta, introducemmo la preferenza unica per arrivare al collegio uninominale ed all’elezione diretta dei sindaci, ha una valenza assai più ampia.
Al suo esito è infatti legata l’ultima speranza di picconare una legge elettorale indifendibile per gli elettori ma congeniale alle logiche dei Palazzi romani.
Se, dunque, vogliamo cambiare questa legge elettorale dobbiamo fare in modo che il referendum raggiunga il quorum.
Serve perciò una grande mobilitazione che sappia opporsi a questa vera e propria truffa.
Per questo motivo anche in Sardegna, come avviene in tutte le regioni, i referendari sardi da oggi sono in campo.
Ci batteremo come siamo soliti fare predisponendo i gazebo nelle piazze e nelle strade di tutti i centri dell’isola per coinvolgere la pubblica opinione e chiedere a gran voce di dare, realmente ai cittadini la possibilità di esprimersi.
Nessuno di noi nega le difficoltà dell’impresa ma, come si dice in questi casi, venderemo cara la pelle.



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