TESTAMENTO BIOLOGICO: , CALPESTATI DIRITTI SCRITTI NELLA CARTA
(ASCA) - Roma, 27 mar - ”Non ho voluto assistere a quel voto”. E’ con queste parole che il senatore e celebre oncologo Umberto Veronesi spiega a La Repubblica la sua protesta e il suo profondo, convinto dissenso con il ddl sul testamento biologico approvato ieri dal Senato. Spiega di ”non aver voluto assistere impotente alla celebrazione di una legge antidemocratica, antistorica e anticostituzionale, perche’ calpesta il diritto di decidere della propria vita” sancito dalla Costituzione.
Veronesi si dice ”deluso”. ”Ero entrato in Parlamento - spiega - convinto di poter dare il mio contributo anche in forza dell’esperienza di una vita trascorsa accanto a chi soffre e muore. Quando mi chiedono che rimango a fare al Senato, effettivamente, qualche dubbio mi viene. Ma conto di poter dare ancora qualche apporto”.
Sul voto al ddl Calabro’ Veronesi chiosa: ”Ci misuriamo con quella che Cavour 150 anni fa chiamava dittatura parlamentare”. Insomma il voto era totalmente ”blindato”, con una totale ”chiusura della maggioranza”.
Ma nonostante tutto Veronesi restera’ al gruppo Pd. Pur non essendo, spiega, ”iscritto ad alcun partito perhce’ la mia liberta’ di pensiero mi impedisce di esserlo”, il senatore restera’ nel Pd, ”almeno per adesso”.
Per quanto riguarda il futuro della legge sul testamento biologico, conclude Veronesi, ”penso che il presidente della Repubblica avra’ qualche dubbio sulla costituzionalita’ della norma” visto che ”li”autodeterminazione e’ alla base della Costituzione”. Per questo anche la Corte costituzionale potra’ avere dei rilievi da fare. Veronesi conclude quindi con un ”appello agli italiani: scrivete il vostro testamento biologico e depositatelo prima che questa legge lo vanifichi.
All’occorrenza un buon magistrato potra’ farlo valere”.
Commento
In Parlamento non c’è più il voto di coscienza. Tutti, deputati e senatori, hanno consegnato la propria autonomia decisionale al partito di appartenenza che li ha messi in lista e li ha fatti eleggere senza nemmeno un voto di preferenza.
Dunque questi parlamentari sanno di dover rispondere, non agli elettori ma al partito . In queste condizioni l’ubbidienza è garantita. Nessuno rischia di non essre più candidato.
La conseguenza è che , quella che ci governa, con il beneplacito trasversale della destra e della sinistra, è una democrazia fasulla. Il potere non è nelle mani del popolo ma di tre o quattro capi di partito. A parole viene garantità la libertà di coscienza, ma nella realtà nessuno ha o avrà il coraggio di disubbidire. Si tratta di una poco lodevole mancanza di coraggio, ma così va il Mondo.
Cesare Corda



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