LA NUOVA SARDEGNA -

Documento firmato dai due schieramenti: «Evasive e insufficienti le parole di Scaroni»
di Piero Mannironi e Gianni Bazzoni ROMA. Quando i parlamentari sardi lo hanno messo sotto torchio, il potente amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni, ha perso molta della sicurezza mostrata fino a poco prima, quando parlava dell’ingresso dei libici e della russa Gazprom nella società Elephant, insieme al colosso petrolifero ed energetico italiano. Scaroni è passato con qualche imbarazzo dai complessi scenari internazionali ai più concreti problemi di casa nostra.

Come il dramma della chimica sarda.
L’audizione di Scaroni in Commissione Attività produttive si è così trasformata ieri nel tanto atteso chiarimento, inseguito da settimane, per conoscere le reali intenzioni di Polimeri Europa (e quindi dell’Eni) in Sardegna. Il giudizio espresso dai parlamentari sardi al termine della tormentata audizione è stato severissimo: «Le parole dell’a.d. dell’Eni sono state insufficienti, spesso evasive e soprattutto lontane dalla reale consapevolezza della drammaticità della situazione sarda di oggi e di domani». Una valutazione politicamente fortissima, soprattutto perché bipartisan. Svincolata cioé dai limiti e dai condizionamenti delle appartenenze. Sulla chimica si è così creata un’alleanza strategica, suggellata da un documento comune firmato da Salvatore Cicu, Piero Testoni, Paolo Fadda, Carmelo Porcu, Settimo Nizzi e Felice Sanciu.

Da qui l’iniziativa di esercitare un pressing molto forte sul ministro delle Attività produttive Claudio Scajola e sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, nei giorni scorsi, ha annunciato di volersi interessare direttamente del problema della chimica sarda. L’obiettivo dichiarato è quello di costringere l’Eni a «garantire il consolidamento prima e lo sviluppo poi della chimica in Sardegna». Per i parlamentari sardi (sia della maggioranza che dell’opposizione) a questo punto «diventa necessaria un’opportuna vigilanza politico-istituzionale. Di Scaroni si è valutato di «prendere per buone», pur con molte riserve, solo due affermazione. «La prima - è detto in una nota diffusa in serata - riguarda l’impegno espresso dal numero uno dell’Eni a non chiudere la linea di cracking di Porto Torres e, domani, dell’intera chimica sarda. La seconda affermazione, che tutti abbiamo vivacemente contestato a Scaroni, è quella di rappresentare la criticità sia della produzione che della vendita del cumene-fenolo quasi come irreversibile.

Quasi a giustificare per tempo i rischi di una chiusura annunciata». Incertezze e approssimazioni anche sui programmi dell’Eni sulla chimica. Dicono infatti i parlamentari sardi: «Per quel che riguarda il piano di investimenti 2009-2011 di Polimeri Europa, già presentato, Scaroni si è limitato ad ammettere che ammonta a 110 milioni di euro nel triennio, salvo precisare che tale piano deve essere ancora approvato dall’Eni». Facendo una valutazione finale sull’audizione di Scaroni i parlamentari sardi dicono: «La nostra Isola non può essere sfruttata e penalizzata ancora una volta rispetto a una logica di mercato, spesso erronea o inadeguata nel suo indirizzo strategico. Non è accettabile che l’amministratore delegato della più grande società petrolifera del Paese si svegli oggi, come pure ha tentato di fare nell’audizione, per raccontare ai sardi che l’Eni è stata la pattumiera chimica di investimenti sbagliati, fatti a spese della collettività e dei contribuenti, nel posto più sbagliato dell’Italia. Guarda caso: sempre e solo la Sardegna».

Quello di ieri mattina in Commissione Attività produttive è stato un momento drammatico, ma comunque di grande chiarezza. Scaroni ha infatti gettato la maschera, confermando di avere trasferito all’Eni la stessa strategia che aveva applicato all’Enel. E cioé concentrarsi sul core business del gruppo, abbandonando tutte le attività giudicate non funzionali al suo progetto. In questo caso, Scaroni ha già fatto capire molto chiaramente che per lui l’attività che contribuisce maggiormente alla produzione del fatturato è l’energia. Ma Scaroni dimentica un piccolo particolare. E cioé che l’azionista di riferimento della compagnia che guida da tre anni è lo Stato e che quindi non può ignorare le indicazioni che gli arrivano dal governo. Il problema, dunque, è soprattutto politico. L’amministratore delegato dell’Eni ha ieri sera confermato che a metà settimana sarà a Cagliari, per incontrare il presidente della Regione Renato Soru. [ ... ]