Tratto da Panorama.it

Quello del petrolio è stato il più imponente boom di una materia prima iniziato dal secolo scorso: una bolla nera che ora si è sgonfiata con la crisi dei mercati immobiliari e finanziari, scatenata dai mutui americani. Eppure, dal 2003 al 2008, il costo di un barile è salito del 320 per cento in dollari: e, allo stesso tempo, i beni alimentari scambiati sui mercati internazionali hanno raggiunto incrementi del 138 per cento. Secondo la Banca mondiale la diminuzione dei prezzi di energia e cibo potrebbe, però, rallentare, attestandosi comunque su livelli più elevati del decennio precedente. Costi che avranno comunque conseguenze economiche e sociali.

Se è vero che il prezzo del petrolio è diminuito rapidamente, è altrettanto vero che resta su livelli più alti che negli anni Novanta: un barile costerà l’anno prossimo circa 75 dollari e gli alimenti resteranno il 24 per cento più cari che in passato. Un salasso che in due anni ha spinto nella povertà da 130 a 150 milioni di persone. Sono cifre crude: raccontano un dramma vissuto nelle bidonville e nelle periferie delle grandi città dei paesi in via di sviluppo. Sul valore della produzione globale, poi, arriverà una gelata: diminuirà dal 2,5 per cento nel 2008 fino allo 0,9 per cento del 2009. In particolare, per i paesi in via di sviluppo la crescita diminuirà dal 7,9 per cento nel 2007 al 4,5 per cento nel 2009. Per la Banca modiale, però, politiche adeguate nel settore energetico e agricolo potrebbero bilanciare il caro vita nei settori energetici e alimetari.