Tratto da SardegnaOggi
Il rischio idrogeologico in Sardegna è stato sottovalutato in maniera evidente e per questo “bisogna dare impulso ad una pianificazione rigorosa”. Secondo il presidente regionale di Legambiente, Vincenzo Tiana, “dopo gli ultimi tre disastri, ora la natura ci presenta il conto”. L’associazione ambientalista ha anche preisposto un decalogo degli interventi prioritari della Regione per limitare il più possibile i rischi idrogeologici. Intanto la Coldiretti si appella alla Regione chiedendo interventi immediati.
CAGLIARI - Legambiente chiede alla Regione, con sottinteso invito a superare l’attuale crisi politica, di “guardarsi intorno” e trovare gli stimoli dall’emergenza maltempo, senza dilazioni, per trovare le giuste soluzioni. Anzi, per Legambiente, sarebbe pure necessaria una convocazione straordinaria del Consiglio a Orosei, uno dei paesi maggiormente colpiti dall’ultimo nubifragio. Franco Saba della segreteria regionale ha spiegato che l’intensità dei recenti eventi climatici conferma quanto già sostenuto a livello scientifico: si allungano i periodi di siccità e aumentano i fenomeni temporaleschi limitati a poche ore, ma con livelli di acqua piovana fortemente concentrati.
In accordo con la segreteria nazionale, l’associazione ha presentato un decalogo degli interventi prioritari della Regione per limitare il più possibile i rischi idrogeologici. Le misure sono: il divieto totale di costruire nelle aree che il Codice Urbani definisce da salvaguardare (a cominciare dalle fascia dei 300 metri dal mare) e nei 150 metri dalle zone fluviali ritenute pericolose dal Piano per l’assetto idrogeologico, ora necessariamente da aggiornare alla luce degli eventi climatici insieme all’elenco delle nuove zone da vincolare; la revisione delle lottizzazioni urbanistiche sulle coste; l’emanazione di rigide direttive ai comuni sulla progettazione di opere pubbliche e private nelle aree a rischio (per esempio con il divieto di realizzare scantinati diventati delle “trappole mortali”; l’approvazione del piano regionale delle fasce pluviali e la revisione degli elenchi delle acque pubbliche (così come prevede la Protezione civile); il completamento del Piano paesaggistico adottandolo pure nelle zone interne dell’isola; la predisposizione di un programma di restauro paesaggistico e geomorfologico che creerebbe occasioni di lavoro.
Intanto il presidente di Coldiretti Sardegna, Marco Scalas, e il delegato confederale per la Sardegna, Aldo Mattia, hanno chiesto un intervento straordinario e immediato per consentire all’agricoltura di ripartire in molti territori dell’Isola devastati dai nubifragi del 22 ottobre, del 4 e del 28 novembre. Numerose aziende agricole hanno subito la distruzione di raccolti, serre e capannoni, la perdita delle semine e la morte del bestiame. Scalas e Mattia, in un documento inviato alle più alte autorità statali e regionali, segnalano anche che in molte località c’è stato un dilavamento del terreno per decine di centimetri, con l’asportazione totale del terreno coltivabile. Inoltre, prosegue la denuncia della Coldiretti Sardegna, non c’è più la possibilità di accedere alle aziende, a causa della totale distruzione di ponti e di strade di penetrazione. “A parte il danno economico, è necessario un intervento straordinario per poter ripartire. Per questo – concludono Scalas e Mattia - chiediamo che vengano ripristinate le strade interpoderali. O, in alternativa, vengano finanziate direttamente le aziende agricole per provvedervi”.



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