Ieri sera il presidente della regione sarda Renato Soru, già ” Re” di Tiscali, si è dimesso . Lo ha fatto durante una seduta del Consiglio Regionale, dopo che la sua maggioranta aveva bocciato un emendamento sulla legge urbanistica voluto dallo stesso Soru che, se approvato, avrebbe dato alla giunta competenza esclusiva sull’imposizione dei vincoli del piano paesaggistico, anche nelle zone interne. La batosta a voto palese è stata sonora: 55 contrari e 21 a favore.Non era questo il primo dissapore tra il Presidente ed una larga parte della maggioranza. Il suo modo di governare da Monarca imponendo la legge del più forte non è piaciuto a molti della sua coalizione.

Con la minaccia di dimettersi e di conseguenza sciogliere il Consiglio e mandare tutti a casa, ha tenuto in scacco i suoi oppositori interni che, fino ad ieri, avevano mugugnato ma ubbidito. Ieri sera c’è stata la ribellione e quindi quel voto, praticamente, di sfiducia.

Si tratta di una decisione dettata dalla coerenza o un atto di furbizia? Soru con quelle dimissioni ha dato scacco matto ai suoi nemici. E’ riuscito in un solo colpo ad evitare le primarie ,che gli alleati gli chiedevano, per indicare il prossimo candidato alla presidenza. In queste condizioni il candidato non pò che essere lui ed ha trenta giorni per decidere se confermare le dimissioni o no.

Ha la possibilità di umiliare i suoi avversari interni( una parte del PD, la Margherita, i Socialisti, una parte dellUDR e dell’Italia dei valori) che già gli hanno chiesto di fare marcia indietro. Ma con la sua mossa coglie di sorpresa anche il centro destra che deve ancora trovare un candidato alla presidenza e mettere insieme la coalizione anti Soru.

Questa analisi non lascia spazio a dubbi. Renato Soru ieri sera ha forzato la mano. Ha presentato un emendamento con il chiaro intento di provocare la reazione, che c’è stata, per potersi dimettere per giustificato motivo.
Ora dovrà nominare un vice presidente per presiedere le riunioni di giunta, ,poi, se alla scadenza sceglierà di non ritirare le dimissioni, si andrà al voto entro due mesi. Il centro sinistra è a pezzi e non c’è collante che lo possa rimettere insieme in pochi mesi.

Al centrodestra il compito di non perdere queste elezioni proponendo ai sardi un presidente ed una squadra di candidati credibili. Ma sopratutto,
presentare alla gente una serie di proposte per affrontare le gravissime emergenze che sta vivendo la Sardegna, a partire dal lavoro e dal sotegno alle famiglie, in molti casi , ridotte alla fame, con oltre 400 mila persone che vivono al disotto della soglia di povertà.

Cesare Corda