LA NUOVA SARDEGNA -
L’esperto: attenti alle mail, spesso nascondono raggiri
di Andrea Massidda
Se prende di mira un’azienda, pubblica o privata che sia, ne carpisce per via telematica i segreti commerciali e poi li rivende al miglior offerente. Se invece il suo obiettivo siamo noi, cittadini più o meno digitalizzati che usiamo la posta elettronica e navighiamo su Internet, bene che ci vada ci ritroviamo con il conto in banca prosciugato. L’hacker è il nemico numero uno di quest’era ipertecnologica. Agisce subdolamente nella Rete, approfitta della nostra ingenuità e soprattutto non fa sconti a nessuno. Anzi, secondo gli esperti, ora che il mondo manageriale è corso ai ripari dotandosi di sofisticati sistemi di protezione, la vittima predestinata della pirateria online è proprio l’utente che abbocca a qualche e-mail di dubbia provenienza. «Di fatto - spiega Stefano Zanero, 28 anni, docente di Sicurezza delle applicazioni informatiche al Politecnico di Milano - il web rispecchia sempre di più la realtà fisica, dove ci sono pochi ladri che svaligiano i caveau delle banche, mentre ci sono tantissimi truffatori che vanno a truffare le vecchiette con le finte bollette dell’Enel».
Di frodi telematiche e di come difendersi da chi le mette in atto si è parlato nei giorni scorsi al Parco tecnologico di Pula, dove Sardegna ricerche ha organizzato la «Giornata della sicurezza informatica», con gli interventi di esperti giunti da tutta Italia. Tra questi, appunto, quello del ricercatore Stefano Zanero, utile a chiarire nel concreto come agisce la criminalità informatizzata. «Di solito - continua Zanero - i truffatori online giocano sulla nostra buonafede mandando nella posta elettronica e-mail con la carta intestata della nostra banca o di qualche istituzione, magari della polizia». Obiettivo? Impossessarsi dei nostri dati personali o i codici di accesso alle carte di credito e così via. L’unica precauzione che possiamo prendere per difenderci da questo fenomeno detto fishing è quello di cancellare immediatamente qualsiasi e-mail di dubbia provenienza. «Intanto - spiega ancora l’esperto - bisogna tener conto che in generale questi messaggi sono scritti in inglese o in un italiano molto approssimativo. Eppoi nessuna banca, le Poste e ancor meno le istituzioni di pubblica sicurezza ci manderebbero mai un’e-mail che ci richiede dati. Lettere di questo tipo sono sempre una truffa». Almeno in Italia, tuttavia, le cose non vanno molto meglio per quanto riguarda le aziende. «Soltanto ora, e molto timidamente - aggiunge Zanero - si sta cominciando a intuire il pericolo. O meglio, razionalmente il rischio di non essere protetti si capisce molto bene, ma purtroppo nelle imprese medio-piccole, che poi sono l’ossatura del nostro sistema economico, le decisioni vengono adottate sulla base delle percezioni profonde. Per usare un termine preso in prestito dal libro “1984” di Orwell le aziende italiane ancora non “panciasentono” il pericolo».



0 Comments until now.
Comment!