INIZIATIVA REFERENDARIA
di Massimo Fantola
E’ del tutto onesto ammettere che l’’iniziativa referendaria per l’abrogazione della legge istitutiva del Piano Paesaggistico non parte da noi Riformatori.
Non certo perché non ci siamo posti tempestivamente il problema: credo che –altrettanto onestamente- nessuno possa negare l’impegno totale dei Riformatori, con assemblee e dibattiti in tutta la Sardegna, per spiegare i motivi del nostro NO deciso al Piano dell’arbitrio e dei divieti.
Con decisione e con il massimo sforzo per un partito piccolo come il nostro, abbiamo denunciato questo Piano che ci sembra l’esempio più eclatante di quell’ odioso e diffuso radicalismo, malamente condito da demagogia elettoralistica e da semplice confusione, che ha caratterizzato la politica di questo governo regionale e paralizzato la nostra economia.
E’ vero però che, malgrado la nostra tradizione di impegno referendario, rinunciammo a suo tempo a precorrere in solitudine questa strada consapevoli del rischio che il potere regionale riuscisse a trasformarla in una mistificante guerra di religione, che si inventasse una inesistente contrapposizione tra buoni e cattivi, ecologisti e cementificatori.
Sappiamo bene che i referendum richiedono risposte secche: esattamente il contrario della nostra posizione che difende le ragioni dello sviluppo delle coste e delle zone interne, nel massimo rispetto della natura e del territorio.
Ma c’è poi un secondo, altrettanto importante pericolo che ci frenò nella possibile scelta dello strumento referendario: quello di fare un regalo, a pochi mesi dal voto, a questo governo regionale.
Per vincere il referendum non è infatti sufficiente che trionfi il SI: è necessario anche riuscire a mobilitare l’elettorato sardo per superare il fatidico quorum del 33% dei votanti, cosa difficile per tutti, difficilissima se i Riformatori fossero stati lasciati soli nella loro battaglia.
E non si poteva certo rischiare che Viale Trento spacciasse l’eventuale mancato raggiungimento del quorum per l’assenso da parte dei sardi alle sue scelte scellerate.
Per questi motivi non abbiamo promosso da soli il referendum ma -oggi che l’iniziativa è dell’intera opposizione e la data del voto è stata fissata per il 5 e 6 Ottobre- siamo determinati a fare fino in fondo la nostra parte.
Per un SI convinto, che dimostri che i sardi vogliono veder crescere la propria economia anche attraverso la risorsa ambientale, che va difesa e valorizzata proprio perché deve garantire ricchezza nel tempo.
Il 5 e 6 ottobre è l’occasione per i sardi per voltare finalmente pagina: con convinzione i Riformatori dicono SI.
E’ del tutto onesto ammettere che l’’iniziativa referendaria per l’abrogazione della legge istitutiva del Piano Paesaggistico non parte da noi Riformatori.


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