di Donatella Marino
tratto da Panorama.it
Si sono impegnati a seguire per un anno regole antispreco, in casa e alla guida. E alla fine hanno ridotto fra il 30 e il 40 per cento la loro spesa energetica, risparmiando 1.500 euro. Come un’altra tredicesima. Massimiliano ed Eugenia Ceccarese, maresciallo dell’esercito lui, casalinga lei, due figli di 11 e 7 anni, Enrico e Giulio non solo hanno messo in pratica 19 dei 24 suggerimenti individuati dall’Eni con il progetto Eni 30percento, ma hanno cambiato stile di vita e consumi.
L’Eni non si è limitata a stilare un elenco di regole, ha anche quantificato voce per voce i risparmi: se applicate tutte, quasi 1.700 euro. Cifra che corrisponde al 30 per cento in meno della spesa energetica della famiglia tipo di quattro persone.
Il bilancio del risparmio effettivo si farà a ottobre, alla fine del monitoraggio che, per conto dell’Eni, l’Eurisko sta conducendo su un campione di 100 famiglie, fra cui i leccesi Ceccarese. Ma si può anticipare che chi ha seguito almeno 12 consigli, finora una famiglia su quattro, nei primi otto mesi ha risparmiato 980 euro, pari al 26 per cento della loro spesa energetica annuale, 3.810 euro. “Le famiglie hanno puntato prima a quei consigli di facile applicazione, magari a costo zero” spiega Remo Lucchi, amministratore delegato dell’Eurisko.
Lo testimoniano alcune rilevazioni: hanno avuto picchi di adesione elevati regole, peraltro poco conosciute prima della campagna, come controllare la pressione dei pneumatici almeno una volta al mese (+81 per cento), non lasciare gli elettrodomestici in stand by (+88); usare lampadine a basso consumo (+113).
“Le compriamo all’Ikea in confezione risparmio: tre lampadine poco più di 5 euro” racconta Eugenia, 37 anni. “Le abbiamo ovunque tranne che in salotto, la stanza meno usata”. Non è poco: secondo i calcoli dell’Eni, già sostituendo solo 3 lampadine da 100 watt con 3 a basso consumo da 20, si può abbattere del 7 per cento annuo l’uso di elettricità. Non solo, hanno pure una durata superiore: 10 mila ore contro mille del tipo tradizionale, comunque al bando dal 2011. Quanto agli elettrodomestici, altro che stand by. La lucina rossa è sempre spenta dai Ceccarese (-8 per cento di consumi). Di più: quando non vengono usati, si stacca la spina. “Non è stato facile all’inizio, soprattutto con i bimbi. Figurarsi che Enrico spesso si addormentava con la tv accesa. Ora è contingentata” ricorda Eugenia.
Ma Eugenia è andata oltre: dai 4-5 lavaggi a settimana è passata a due, una volta i capi bianchi a 40 gradi, l’altra i colorati, anche a freddo se non sono troppo sporchi. Stop ai 90 gradi, con sprechi doppi rispetto ai 60. Partecipare al progetto dell’Eni ha dato ai Ceccarese la spinta per sostituire la vecchia lavatrice, che consumava tanta acqua. La nuova, di classe energetica superiore, ha un programma che la dosa a seconda del carico di biancheria. E un timer per programmare lavaggi serali, quando la corrente costa meno. Più impegnativo il capitolo lavastoviglie: quella di casa, che ormai gira sempre a pieno carico, non è dotata del tasto di blocco dell’asciugatura a caldo, che consente di tagliare fino al 45 per cento d’energia. Così la signora s’è dovuta ingegnare: “Ho calcolato che per arrivare a quella fase ci vuole un’ora e un quarto” s’infervora Eugenia, che ha contagiato anche sua madre all’uso risparmioso degli elettrodomestici. “A quel punto apro lo sportello e le stoviglie si asciugano da sole. In sequenza parte la lavatrice”. Improvvisazione addio: “Prima stiravo quando mi faceva comodo, ora solo all’alba o la sera. E abbiamo rinunciato alle fritture per non accendere la cappa”.
Alcune regole, dai riduttori del flusso d’acqua nei rubinetti all’isolare il cassonetto degli avvolgibili, non sono state seguite perché la famiglia è in affitto e non voleva sobbarcarsi a queste spese. Ma si sono dati da fare: paraspifferi a porte e finestre d’inverno, tapparelle giù e aria condizionata solo tre ore a sera: “Anche senza riduttori, l’acqua non l’apriamo più a getto pieno. D’inverno, in casa siamo passati dai 25 gradi ai 21?. Non male: secondo l’Eni, basta ridurre anche solo di due gradi per risparmiare dal 10 al 20 per cento d’energia. Mentre utilizzare il condizionatore anche un’ora in meno taglia il 4 per cento.
Accompagnare i bambini a scuola è diventata una questione di tempi: “Basta uscire da casa con 5 minuti di ritardo per ritrovarsi imbottigliati nel traffico” puntualizza il papà, Massimiliano, 36 anni. “E i benefici di una guida regolare vanno a farsi benedire”. Qualche sacrificio, nuove abitudini, ma alla fine i conti tornano. Luce dimezzata (dai 40 ai 20 euro ogni due mesi), idem per il gas (302 metri cubi contro 624, in un bimestre invernale). Ma sono i consumi dell’auto, un 2 mila turbodiesel da 140 cavalli, a far la parte del leone. “Prima con un litro facevo 11 chilometri, adesso 16. Avevo il piede un po’ pesante sull’acceleratore” confessa Massimiliano, che lavora a Bari e al volante fa 51 mila chilometri l’anno. Fra carburante, minor numero di tagliandi (l’olio fuel economy costa un po’ di più, ma dura il doppio) e gomme fuel saver, la somma finale è circa 1.100 euro in meno. Il resto si guadagna in bolletta.
Ma applicando identiche regole, il risparmio è uguale per tutti? “Le cifre sono state individuate per la famiglia di quattro persone” spiega Luigi Sampaolo, responsabile sviluppo strategico fonti alternative dell’Eni. “Negli altri casi l’entità del risparmio andrà valutata singolarmente e in rapporto ai consumi reali, in particolare quando serve un investimento iniziale”. Comunque, nonostante la crisi, la gente è disposta a spendere per modelli più ecologici. Lo indicano i dati della Media World, catena leader della distribuzione elettronica: dei circa 300 mila pezzi venduti nel primo semestre del 2008, oltre il 65 per cento è di classe energetica A superiore. Non sempre però è facile trovare rivenditori ben informati. Come ha potuto verificare Panorama, nella capitale, almeno nel caso degli oli e delle gomme di nuova generazione. Eppure l’informazione è un punto fondamentale: “Semplicemente ricevendo l’elenco dei 24 consigli, c’è stato un altro campione di 100 persone che ha significativamente modificato le proprie abitudini” chiosa Lucchi. “Credo sia un’indicazione anche per le aziende: occorre individuare strategie che abbiano un ritorno economico diretto”. Tanto da far rinunciare ai fritti. Almeno per un po’.



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