fonte dal Corriere.it
La jesina centra il terzo successo olimpico di fila dopo Sydney e Atene. Gioia anche per Granbassi (bronzo)
PECHINO (CINA), 11 - Non ce n’è per nessuno. La regina del fioretto è sempre e comunque Valentina Vezzali. La jesina riesce in un’impresa senza precedenti per un’atleta italiana, andando a conquistare a Pechino il terzo oro olimpico consecutivo dopo quelli di Sydney 2000 e Atene 2004 (cui vanno aggiunti l’argento di Atlanta 1996 e due ori a squadre). Un successo splendido, che assume un sapore ancora più dolce perché si accompagna al bronzo di Margherita Granbassi e arriva al termine di una finale tesissima e incerta fino all’ultimo contro la sudcoreana Hyun Hee Nam. Una brutta bestia, la numero 4 del ranking mondiale, visto che in una semifinale piena di polemiche si era imposta su un’altra grandissima del fioretto azzurro, Giovanna Trillini, poi ko nella finale di consolazione contro la Granbassi.
LA FINALE - Si sapeva che la coreana Nam era un cliente difficile, ma forse nessuno si aspettava che la finalissima si sarebbe decisa a soli quattro secondi dal termine. La Vezzali è partita alla grande, chiudendo la prima manche avanti di tre stoccate (3-0). Poi, nel secondo parziale, ha subìto un controparziale di 0-3, riuscendo comunque a chiudere con un punto di vantaggio (4-3). L’ultima manche è stata drammatica. L’asiatica ha raggiunto il pareggio quando mancava un minuto dal termine, andando poi addirittura avanti poco dopo su una stoccata contestata dalla Vezzali. A 30 secondi dal termine la jesina ha trovato la forza di pareggiare con un bell’attacco che ha costretto la coreana a fondo pedana. Quindi, a quattro secondi dalla fine, quando tutti ormai pensavano a una conclusione al minuto supplementare, Valentina ha infilato una splendida stoccata che le ha regalato il suo quinto oro olimpico.
DERBY PER IL BRONZO - Granbassi e Trillini si sono affrontate per il bronzo. A differenza di quanto accade di solito nei derby fra compagne di squadra, la sfida tra le due azzurre è stata appassionante. La Granbassi ha guadagnato subito un buon vantaggio, portandosi addirittura 13-8, ma poi ha dovuto subire il ritorno della 38enne fuoriclasse jesina, che si è portata a -2 sul 13-11 quando mancava 1′17″ alla fine della terza manche. Poi, però, la triestina è riuscita a metttere dentro la stoccata del 14-11. Ma non era ancora finita, perché la Trillini si è portata all’attacco, segnando il punto del -2 (14-12) a trenta secondi dal termine. A chiudere sul 15-12, però, è stata la Granbassi con una bella parata e risposta a fondo pedana.
LA POLEMICA - Nonostante le due medaglie conquistate, lo staff azzurro, ct Andrea Magro intesta, protesta, perché nella sua semifinale contro la coreana Nam, la campionessa olimpica di Barcellona 1992 Trillini è stata “vittima” di un arbitraggio scandaloso da parte del cinese Jianming Lu. Tanto che uscendo di pedana alla fine dell’assalto ha lanciato accuse pesantissime alla Federazione Internazionale: «È una vergogna - ha detto la jesina ai microfoni Rai -. Si vede che tre italiane sul podio danno fastidio a tutti. Ho perso solo a causa dell’arbitro. Così non si può fare. L’Olimpiade è l’Olimpiade dello sport, ma qui non lo stanno dimostrando. È meglio se non dico altro…». La Trillini è stata sconfitta 10-15, ma almeno sei stoccate controverse sono state attribuite all’asiatica e la jesina si è anche beccata due rossi - equivalenti a due punti per l’avversaria - di cui uno per proteste. Insomma, nonostante la moviola gli arbitraggi nella scherma continuano a creare polemiche. Anche il presidente della Federscherma Giorgio Scarso, solitamente molto misurato nelle dichiarazioni, questa volta va all’attacco: «È stato un giudice totalmente incompetente. È stata una giuria non al’altezza di un’Olimpiade. Mi assumo la responsabilità di quello che dico».



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