Come far saltar fuori il candidato
di Massimo Fantola
Mi ero ripromesso di non parlare più di “primarie”.
E’ oramai da dieci anni che, all’approssimarsi delle elezioni regionali, urliamo ai quattro venti che questa è la strada giusta per scegliere il candidato alla Presidenza della Regione.
Per essere ancora più convincenti abbiamo presentato svariate proposte (non so più quante) in Consiglio regionale per regolamentare per legge le “primarie” ed abbiamo trasmesso ai nostri alleati norme più semplici ed informali per il loro svolgimento.
A chi ci chiedeva il perché di tanto impegno rispondevamo: “o lo scegli tu o te lo impongono loro!” Ovvero le primarie sono l’ unica garanzia perché sul futuro presidente non ci siano diktat romani ne accordi tra i soliti noti del Palazzo.
Apparentemente, ogni volta che riuscivamo a portare l’argomento all’attenzione della pubblica opinione, la nostra proposta non incontrava ostacoli.
Ma, man mano che si avvicinava la data del voto, spuntavano le prime obiezioni: “sono impraticabili”, sussurravano alcuni, inconsapevoli del fatto che si erano oramai svolte in tante parti d’ Italia, “inutili” azzardavano altri, proti a tutto pur di convincerci che i “signori dei partiti” sono in grado di vedere e provvedere ad ogni cosa (anche ad interpretare il volere degli elettori), “dannose” sostenevano, infine, quanti pensavano di avere un “filo diretto ed esclusivo” con Roma.
La “melina” andava avanti così per mesi sino al momento in cui ci trovavamo soli a difendere le Primarie di fronte ad uno schieramento di partiti (graniticamente) unito nell’affermare che “le primarie sono una bella cosa ma oramai non c’è più il tempo per svolgerle”.
Perché torno, dunque, sull’argomento?
Sarò (come mi capita sempre più spesso) un illuso ma mi sembra che questa volta ci sia una certa determinazione, e soprattutto una evidente convenienza, da parte dei partiti, a percorrere la strada delle Primarie: An si è, infatti, espressa decisamente per dare la parola ai cittadini, ma anche l’Udc non è stata da meno e il Coordinatore di FI si è detto disponibile.
Il perché mi sembra chiaro: se il nome calato dall’alto non fosse di gradimento dell’elettorato, questa volta si rischia di far saltare il banco e di perdere le elezioni.
Forse non sarà una adesione ideale al sacrosanto principio di dare voce ai cittadini ma solo una necessità dettata dalla paura di perdere le elezioni. Forse la volontà di aprirsi alla società risponde ad una esigenza del momento e non ad un nuovo modo di fare politica. Forse…
Poco importa: Forse questa è la volta buona!



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