In giro per la Sardegna
di Massimo Fantola

Scrivere “a mille mani” un programma di governo per la Sardegna è certamente un’impresa nuova ed entusiasmante, anche se laboriosa ed impegnativa.
Ed è questa l’iniziativa nella quale noi Riformatori, che non siamo portati per le cose semplici e scontate, ci stiamo cimentando.
I boatos che ci giungono dal Palazzo ci consigliamo di desistere da questa iniziativa: “è tempo perso perché i programmi non li legge nessuno”, “i programmi debbono riassumersi in due o tre slogan elettorali che facciano sognare gli elettori”, “nessuno crede ai programmi infarciti di impegni che non saranno mai mantenuti”.

Noi la pensiamo diversamente; se è vero che l’opinione pubblica non ha mai dato importanza alle cose che la politica si propone di fare, è perché è consapevole di come i programmi vengono predisposti:
Poche settimane prima del voto, viene commissionato ad un guru della comunicazione (che spesso non ha mai messo piede in Sardegna) l’incarico di conoscere, servendosi delle collaudate inchieste di mercato, cosa vuole l’elettore e di tradurre le sue aspettative in promesse elettorali. Ed il gioco e fatto.

Il più delle volte nemmeno gli stessi candidati sanno quali sono gli impegni che andrà a sottoscrivere con gli elettori; figuriamoci questi ultimi, che nel migliore dei casi debbono accontentarsi degli spot elettorali che ripetono ossessivamente lo slogan che va per la maggiore.
La nostra costruzione del programma è diametralmente opposta: abbiamo predisposto, con l’aiuto di tanti professionisti, docenti universitari e persone impegnate a vario titolo nella società, una bozza di programma.

Con questa bozza abbiamo girato e gireremo la Sardegna per sentire la voce della gente comune, di coloro che hanno competenze settoriali e di quanti vivono nelle più diverse realtà territoriali.
Ci confronteremo con tutti coloro che ci daranno la loro disponibilità, ascoltando osservazioni, suggerimenti, sottolineature, a volte modificando la bozza iniziale a volte confermandoci nelle nostre idee.
Non sappiamo se tutto questo lavoro sarà apprezzata dalla opinione pubblica e sarebbe sciocco dire che siamo disinteressati al consenso.

Ma la verità è che se anche fossimo convinti di non riuscire, nelle nostre pellegrinazioni, a convincere nessuno delle ragioni dei Riformatori, andremmo comunque avanti lo stesso.
Per due buoni ragioni: il nostro bagaglio di conoscenze si sarà comunque arricchito ed avremmo fatto politica.
E questo è l’unico modo con cui noi sappiamo fare politica.