La casa unica dei moderati: una bifamiliare di FI ed AN
di Massimo Fantola
Come sapete non siamo presenti, né con il nostro simbolo né con nostri candidati, alla prossima competizione elettorale.
Lo so, è un bel guaio.
Non c’è da stupirsi, perciò, se tanti di Voi, sconcertati, mi chiedono come ciò è potuto accadere e quale sarà il nostro atteggiamento al momento del voto.
Tento di rispondere (per ora) alla prima domanda.
Al termine della scorsa legislatura abbiamo detto a Casini che non potevamo confermare la precedente alleanza con l’UDC.
Lo abbiamo fatto a malincuore; non solo perche condividiamo con i “centristi”un importante bagaglio di valori e di idealità, ma anche riconoscendo il grande rispetto (e l’amicizia) che -in quest’anno e mezzo- l’UDC ha dimostrato verso di noi anche quando sui temi istituzionali ci siamo trovati su barricate opposte: proporzionalista l’UDC mentre noi rigorosamente maggioritari.
Potevamo comportarci diversamente?
Non credo: l a nostra storia politica è referendaria, per il Presidenzialismo e per il Bipartitismo; siamo stati in prima linea nell’ultimo referendum per la semplificazione del sistema politico e per il bipartitismo e -per lo stesso motivo- abbiamo depositato una proposta in Consiglio regionale che va in questa direzione.
Potevamo, perciò, non apprezzare il tentativo del PD e del PDL di andare a costituire due poli omogenei che siano in grado non soltanto di vincere le elezioni, ma anche e sopratutto di dare coerenza, forza e stabilità al governo nazionale?
Dico di più, potevamo, proprio noi, non consideraci da subito soci fondatori del partito unico dei moderati?
Credo che -se non avessimo dato la nostra disponibilità ad incontrarci con quello che pensavamo (e speravamo) potesse essere il nuovo partito unico del Centro Destra- non saremmo stati coerenti con noi stessi e con gli ottantamila sardi che questa primavera avevano firmato i quesiti referendari.
La conclusione l’avete letta sui giornali esattamente come ho potuto fare io.
Il partito unico dei moderati era solo uno slogan: dietro c’è soltanto un cartello elettorale tra FI ed AN.
Non è nata una nuova casa, con le chiavi dell’ingresso in mano a tutti coloro che si riconoscono in un comune sentire ed hanno una stessa prospettiva politica ma soltanto una “bi-familiare”, con le porte ben sprangate.
Come se non bastasse, qualcuno ha anche cercato di umiliare noi e tutti quelli che venivano lasciati fuori dalla porta promettendogli un letto in soffitta o un cantuccio nel cortile sotto casa, nel quale potessero sentirsi protetti dalle intemperie della politica.
Garbatamente (è il nostro stile, di cui spesso gli stessi amici ci rimproverano) abbiamo rifiutato dependance e stanze per la servitù.
Grazie a Dio, noi Riformatori la nostra casa l’abbiamo già.



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