L’implosione del Centro Destra
di Massimo Fantola

A Roma, Berlusconi, in quattro e quattro otto, decreta la fine di F.I. e battezza il Partito del popolo.

E fin qui tutto bene. Purtroppo però, dopo aver affermato (appena dieci giorni fa) che il proporzionale avrebbe fatto tornare l’Italia indietro di vent’anni, rinnegando la sua storia politica, sceglie un sistema elettorale (il “tedesco”) che cancella il bipolarismo.

L’ex premier annuncia, infatti, di non essere interessato ad una legge che dia ai cittadini al momento del voto la possibilità di scegliere direttamente il proprio governo e di preferire un sistema in cui siano i partiti (come ai tempi di Rumor e di Tanassi), a scegliere, ad urne chiuse, le alleanze.

Per essere (ancora) più chiaro fa balenare l’ipotesi di una futura alleanza tra il suo nuovo partito e, niente di meno che, il PD di Veltroni.

La Casa delle libertà va in frantumi e finisce così, con lancio di stoviglie e suppellettili, la coabitazione con Casini e Fini.

Quest’ultimo, in particolare, va giù duro: “Con me, Berlusconi ha chiuso!”, per poi aggiungere (con poca eleganza), “tanto non è eterno ed io ho vent’anni in meno”.

L’implosione nel Centro Destra è sotto gli occhi di tutti e, se nei prossimi giorni. Prodi arrivasse (finalmente) al capolinea, sulla sicurezza, sul Welfare o sulla Finanziaria, immaginare come l’ex CDL si potrebbe presentare al voto è un rebus insolubile.

Le News della politica attraversano velocemente il Tirreno è giungono puntualmente a Cagliari.

Il gelo rischia di calare anche da noi, tra le forze di opposizione.

Tutto ciò mentre la politica sarda ci regala solo incertezze. Tra tutte una: Soru resisterà asserragliato in V.le Trento o prenderà lui l’iniziativa e ci porterà improvvisamente al voto nel giro di due o tre mesi? Le sconfitte sulla statutaria e nelle elezioni per il Pd, le grane in arrivo dal Palazzo di Giustizia, fanno, infatti, da sfondo ad un maggioranza letteralmente a pezzi che non intende seguirlo nemmeno sulla finanziaria.

In questo quadro, per i partiti sardi di opposizione sarebbe irresponsabile fare il verso a quelli romani e seguirli sulla strada della divisione e della rissa.

I tempi, infatti, incalzano e diventa indilazionabile la costruzione di un alleanza credibile per la Regione.

Lo chiede la pubblica opinione e lo pretende una sana democrazia dell’alternanza che per noi, che siamo (e restiamo) bipolarismi, significa saper contrapporre un progetto di governo alternativo a quello della attuale maggioranza.